28/09/2026, 11.45
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Occupazione Ingegneri 2025: calano i contratti e persiste il mismatch

Analisi dei dati CNI e Confindustria 2025: calo dei contratti per ingegneri (-6,5% nel Q4) e difficoltà di reperimento competenze tecniche per il 67,8% delle imprese.
Occupazione Ingegneri 2025: calano i contratti e persiste il mismatch
In sintesi
  • I contratti per profili ingegneristici nel 2025 scendono a 73.592 unità rispetto ai 77.943 del 2024.
  • Il quarto trimestre 2025 registra una flessione del 6,5% delle attivazioni contrattuali.
  • Il 67,8% delle imprese che cercano personale riscontra difficoltà di reperimento, specialmente per competenze tecniche.
  • La domanda resta trainata dai profili digitali (software e sistemi), mentre l'industria punta sulla formazione interna per colmare il gap.

Il percorso di un progettista di software tra i dati CNI

Immaginiamo un giovane laureato in ingegneria dell'informazione che, nel quarto trimestre del 2025, naviga tra le mappe interattive dell'Osservatorio WorkING. Cerca di capire dove si muove il mercato per un progettista di software. I numeri che trova sono ambivalenti. Da un lato, scopre che la sua figura è la più richiesta in assoluto: insieme agli analisti, i progettisti di software assorbono il 43,3% dei contratti attivati nel 2025. Dall'altro, nota un segnale di raffreddamento. Le attivazioni totali per posizioni ad alta vocazione ingegneristica sono scese a 73.592, contro le 77.943 dell'anno precedente.

Per questo giovane professionista, la geografia del lavoro non è cambiata: i contratti restano concentrati nelle province industriali e metropolitane del Nord, con alcuni poli isolati nel Centro e nel Mezzogiorno. Tuttavia, l'ingresso nel mercato è diventato più complesso. Se nel 2024 il quarto trimestre aveva visto 18.069 nuove attivazioni, nello stesso periodo del 2025 il dato scende a 16.895. È un calo che non riguarda solo la quantità, ma suggerisce una mutazione della domanda.

Perché calano i contratti per gli ingegneri?

La riduzione del 6,5% delle attivazioni nell'ultimo trimestre del 2025 non è un evento isolato, ma il sintomo di una tensione strutturale. Analizzando i dati di Mying, emerge che, nonostante il calo complessivo, alcune specializzazioni tengono o crescono. Gli ingegneri energetici e meccanici, dell'informazione, industriali e gestionali hanno visto aumentare il proprio peso relativo rispetto al quarto trimestre 2024. Solo la quota degli ingegneri civili è rimasta sostanzialmente stabile.

Analisi strategica: Il calo dei contratti totali, a fronte di una crescita di peso di alcune specializzazioni, indica che le imprese non stanno semplicemente assumendo meno, ma stanno diventando più selettive. Il mercato si sta spostando verso profili ibridi o altamente specializzati in settori critici come l'energia e la digitalizzazione industriale. La flessione potrebbe derivare da una maggiore cautela degli investimenti in ambito CAPEX o da una difficoltà reale nel trovare candidati che possiedano l'esatto mix di competenze richieste, portando a posizioni rimaste vacanti più a lungo.

67,8%: l'indicatore del blocco occupazionale

Esiste un numero che spiega il paradosso di un mercato che assume meno ma fatica a trovare personale: 67,8%. È la percentuale di imprese che, pur avendo ricerche di personale in corso, dichiara di riscontrare difficoltà di reperimento, secondo l'indagine Confindustria sul lavoro del 2025. Questo dato, stabile rispetto all'edizione precedente, rivela che il problema non è la mancanza di domanda, ma l'assenza di offerta qualificata.

Le criticità non sono distribuite equamente tra le diverse tipologie di competenze. Il problema principale risiede nelle competenze tecniche, citate dal 57,1% delle imprese in difficoltà, seguite dalle mansioni manuali (46,3%). È interessante notare come queste carenze siano molto più marcate nel settore industriale rispetto ai servizi. Al contrario, le competenze digitali avanzate (18,4%) e quelle trasversali (18,5%) sono più difficili da reperire proprio nel terziario.

Per contrastare questo stallo, le aziende hanno smesso di attendere che il mercato fornisca i profili pronti. L'84,1% delle imprese con difficoltà ha attivato contromisure. La strategia prevalente è la formazione del personale interno, scelta dal 56,0% dei rispondenti. Altre strade includono il ricorso a collaborazioni esterne (52,9%) e l'ampliamento dei bacini di ricerca (40,2%).

Giovanna Labartino e la sfida delle competenze tecniche

Nel cuore dell'analisi Confindustria emerge la figura di Giovanna Labartino, Senior Economist per il Mercato del Lavoro e Distribuzione del Reddito. Insieme a Francesca Mazzolari e Giovanni Morleo, Labartino ha coordinato l'indagine che mette a nudo il divario tra le necessità aziendali e la realtà del mercato del lavoro. Il suo lavoro evidenzia come l'industria stia cercando di costruire ponti diretti con il sistema educativo per sopravvivere alla carenza di tecnici.

L'approccio descritto nei documenti coordinati da Labartino mostra un'industria che si fa accademia. Quasi un terzo delle imprese ha rafforzato i legami con ITS Academy, PCTO e tirocini curriculari. Questa tendenza è particolarmente accentuata nelle aziende di grandi dimensioni, che hanno la struttura per gestire percorsi di formazione strutturati con scuole secondarie e università. La sfida che Labartino pone è chiara: senza un allineamento tra i programmi accademici e le necessità produttive, il tasso di disoccupazione tecnica rimarrà alto nonostante l'alta domanda.

Il mismatch tra domanda industriale e formazione nelle università europee

Il caso italiano, monitorato da Confindustria e Istat, è lo specchio di un problema europeo. Il mismatch tra ciò che le università insegnano e ciò che le fabbriche richiedono sta diventando un collo di bottiglia per la crescita del continente. Mentre i profili digitali puri (software e sistemi) dominano le statistiche CNI con oltre il 56% dei contratti complessivi, l'industria reale soffre per la mancanza di competenze tecniche di base e specialistiche.

Questa divergenza crea un rischio strategico: l'incapacità di implementare l'innovazione tecnologica non per mancanza di software, ma per mancanza di ingegneri capaci di integrare tale software nei processi fisici di produzione. L'adozione dell'intelligenza artificiale, oggetto di un nuovo focus nell'indagine 2025, rischia di accelerare questo divario se non accompagnata da una revisione delle risorse umane.

Per comprendere l'entità del fenomeno, è utile osservare come le imprese stiano reagendo attraverso l'analisi dei dati di Istat sull'industria e le costruzioni.

Area di Difficoltà Incidenza Imprese (con difficoltà) Settore Prevalente
Competenze Tecniche 57,1% Industria
Mansioni Manuali 46,3% Industria
Competenze Trasversali 18,5% Servizi
Digitali Avanzate 18,4% Servizi

Analisi geopolitica e business: L'Europa si trova in una posizione vulnerabile. Se l'industria non riesce a reperire competenze tecniche, la transizione energetica e digitale (Twin Transition) rallenterà rispetto a USA e Cina. L'implementazione di normative come l'AI Act o la direttiva NIS2 richiederà una quantità massiccia di ingegneri dell'informazione e della sicurezza, profili che oggi sono i più richiesti ma che l'università non produce in volumi sufficienti.

Per il futuro, si possono ipotizzare due scenari:

  • Scenario A (Integrazione): Le imprese riescono a stabilizzare i canali con gli ITS e le università, riducendo il mismatch. Indicatore verificabile: Aumento della quota di assunzioni derivanti da tirocini curriculari nei dati CNI del 2026.
  • Scenario B (Esternalizzazione): Il calo dei contratti interni prosegue a favore di un aumento delle collaborazioni esterne e del consulting. Indicatore verificabile: Superamento della soglia del 60% per le collaborazioni esterne nell'indagine Confindustria 2026.

Implicazioni per le imprese italiane e l'UE

Per l'imprenditore italiano, i dati indicano che la competizione per il talento non si vince più solo sullo stipendio, ma sulla capacità di offrire formazione interna. Il fatto che il 56% delle aziende punti sull'upkilling suggerisce che l'impresa deve diventare un centro di formazione permanente. A livello europeo, la carenza di competenze tecniche mette a rischio la sovranità industriale; senza una riforma della formazione tecnica, l'UE rischia di importare non solo tecnologia, ma anche il know-how per gestirla, perdendo competitività nel mercato globale.

Domande frequenti

Qual è la percentuale di contratti per progettisti di software nel 2025?

Gli analisti e i progettisti di software rappresentano il 43,3% dei contratti attivati per posizioni ad alta vocazione ingegneristica.

Quante imprese riscontrano difficoltà nel trovare personale?

Il 67,8% delle imprese che hanno ricerche di personale in corso dichiara di avere difficoltà di reperimento.

Quali sono le principali contromisure adottate dalle aziende per il mismatch?

La misura più diffusa è la formazione del personale interno (56,0%), seguita dalle collaborazioni esterne (52,9%) e dall'ampliamento dei bacini di ricerca (40,2%).


Fonti: Istat, Mying, Confindustria ·

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