Furto session cookie Claude: perché la 2FA non ferma gli hacker

- Malware infostealer rubano i session cookie di Claude, bypassando completamente l'autenticazione a due fattori (2FA).
- L'attacco colpisce account self-serve pagati con carta, che rimangono fuori dal controllo dei sistemi di identità aziendali (SSO).
- I cookie rubati possono permettere l'accesso a grant di Google Workspace (Gmail aziendale) collegati all'account AI.
- Anthropic ha risposto disconnettendo le sessioni, rimuovendo i metodi di pagamento e rimborsando gli utenti.
Immaginate un dipendente che ha configurato ogni misura di sicurezza possibile: password complessa, autenticazione a due fattori (2FA) attiva e accesso tramite Single Sign-On (SSO). Si sente al sicuro. Eppure, un malintenzionato entra nel suo account Claude di Anthropic senza mai digitare una password e senza che il telefono dell'utente riceva alcuna notifica di accesso. Non c'è stato un attacco brute-force, né un phishing sofisticato per rubare le credenziali in tempo reale. L'hacker è semplicemente scivolato all'interno, utilizzando una chiave già pronta che il browser dell'utente aveva generato e conservato.
La 2FA non serve a nulla contro il replay dei cookie
Il presupposto fondamentale della sicurezza moderna è che la 2FA sia l'ultima linea di difesa. Se un hacker ruba la password, il secondo fattore blocca l'accesso. Tuttavia, l'incidente riportato da VentureBeat dimostra che questa difesa è inutile quando l'attacco non avviene sulla pagina di login. La 2FA protegge la porta d'ingresso; il furto di sessione è come rubare il badge che l'utente ha già usato per entrare e che ora tiene appoggiato sulla scrivania.
Quando un utente effettua l'accesso a Claude, il server verifica l'identità e consegna al browser un session cookie. Questo piccolo file è la prova che l'autenticazione è già avvenuta. Finché il cookie è valido, l'utente non deve ri-autenticarsi a ogni clic. Gli infostealer non cercano la password, ma copiano esattamente questo cookie. Replicandolo su un altro browser, l'attaccante appare al server come l'utente legittimo che ha già superato tutti i controlli di sicurezza. Il checkpoint non scatta perché, tecnicamente, l'accesso è già stato concesso.
Il furto di sessione: meccanica di un bypass invisibile
Il session theft sta diventando, secondo Help Net Security, la nuova forma di credential theft. La differenza è strategica: mentre il furto di credenziali richiede che l'attaccante superi le barriere di accesso, il furto di sessione le aggira completamente. L'attacco segue una catena lineare e unidirezionale: infezione della macchina vittima, estrazione del cookie dal browser, replay del cookie sul server di Anthropic e accesso immediato a tutto ciò che l'account può raggiungere.
Analisi strategica: Per un imprenditore, questo significa che l'investimento in sistemi di autenticazione forte è necessario ma non sufficiente. Il rischio si sposta dal perimetro (il login) all'endpoint (il computer dell'utente). Se il dispositivo è compromesso, l'identità digitale è compromessa, indipendentemente dalla complessità della password.
Vidar, LummaC2 e l'arsenale degli infostealer
L'operazione non è stata condotta da un singolo hacker isolato, ma ha sfruttato famiglie di malware generalisti specializzati nell'estrazione di dati dai browser. Anthropic ha identificato sei famiglie di stealer coinvolte nella campagna. Su sistemi Windows, i protagonisti sono stati Vidar, LummaC2, StealC, RedLine e Acreed. Per i pochi utenti Mac colpiti, il malware responsabile è stato Atomic Stealer.
Questi software non sono progettati esclusivamente per Claude; sono aspirapolvere digitali che copiano password salvate e session cookie di decine di servizi contemporaneamente. Una volta rubati, questi dati vengono venduti o utilizzati per drenare risorse. Nel caso specifico, gli attaccanti hanno utilizzato le sessioni rubate per consumare i limiti di utilizzo degli account a pagamento, sfruttando i crediti dell'utente per i propri scopi.
Perché l'IT admin è impotente
Il punto più critico per le aziende non è il furto in sé, ma l'impossibilità di gestirlo centralmente. Gli account colpiti erano account self-serve, fatturati tramite carta di credito individuale, e non account gestiti tramite un provider di identità aziendale. Questo crea un buco nero nella governance IT.
In un ambiente aziendale standard, l'amministratore IT può revocare l'accesso di un utente tramite la console SSO. Ma gli account self-serve non sono governati da alcun provider di identità aziendale. Non esiste una console di amministrazione che permetta all'IT manager di forzare il logout di questi account o di monitorarne l'attività. L'SSO, in questo scenario, offre visibilità e possibilità di revoca solo per gli account che esso gestisce; per gli account 'ombra' creati dai dipendenti per comodità, l'IT admin è totalmente impotente.
Gmail è l'obiettivo finale: l'escalation dei privilegi
Il consumo dei token di Claude è stato solo il danno immediato e superficiale. Il vero rischio risiede nei grant di accesso. Molti utenti collegano i propri account AI a servizi esterni per automatizzare flussi di lavoro. In questo caso, le sessioni rubate di Claude potevano raggiungere i grant di Google Workspace, aprendo la porta a Gmail aziendali.
L'attaccante, una volta dentro Claude, non ha solo accesso alla chat, ma a tutte le integrazioni autorizzate dall'utente. Se l'utente ha concesso a Claude l'accesso alla propria posta elettronica per leggere documenti o inviare email, l'hacker eredita quel permesso. Il passaggio è fluido: da un software di AI a una casella email aziendale contenente segreti industriali, contratti e dati sensibili, senza che alcun sistema di allarme aziendale venga attivato, poiché l'accesso avviene tramite un token già autorizzato.
Un gioco piratato apre tutto: il vettore d'ingresso
La sofisticazione dell'attacco svanisce quando si guarda al modo in cui il malware entra nel sistema. Nonostante l'impatto possa arrivare a Gmail aziendali, l'innesco è spesso banale. Un utente che ha ricevuto la notifica di Anthropic ha rintracciato l'infezione risalendo fino al download di un gioco piratato. Questo scenario è classico: l'utente scarica un software 'craccato' per risparmiare pochi euro, installando inconsapevolmente un infostealer che compromette l'intera identità professionale.
Questo dettaglio evidenzia il fallimento della cultura della sicurezza: un singolo atto di negligenza personale su un dispositivo (spesso usato sia per scopi privati che lavorativi) può esporre l'intera infrastruttura di comunicazione di un'azienda.
Cronologia dell'attacco e della risposta di Anthropic
L'azienda ha rilevato l'anomalia non tramite i log di accesso, ma attraverso i sistemi di monitoraggio dei consumi. Ecco la sequenza degli eventi:
- Fase di Infezione: Gli utenti scaricano malware (come LummaC2 o Vidar) tramite software piratati o file malevoli.
- Esfiltrazione: L'infostealer copia i session cookie di Claude e le password salvate nel browser.
- Replay e Abuso: Gli attaccanti utilizzano i cookie per accedere agli account a pagamento, drenando i limiti di utilizzo mentre i proprietari sono offline.
- Rilevamento: Anthropic nota che i limiti di utilizzo vengono ricaricati e svuotati in modo anomalo.
- Intervento: Anthropic invia email di notifica agli utenti, effettua il logout forzato di tutte le sessioni (che uccide i cookie rubati), rimuove i metodi di pagamento salvati e rimborsa gli addebiti fraudolenti.
Account self-serve e rischi NIS2: la prospettiva europea
L'incidente di Claude mette a nudo il problema dei cosiddetti Shadow AI accounts. Molti professionisti in Italia e in Europa adottano strumenti di AI in modalità self-serve per accelerare il lavoro, bypassando i processi di procurement e sicurezza aziendale. Questo comportamento crea una superficie di attacco invisibile agli amministratori di sistema.
Con l'entrata in vigore della direttiva NIS2, la responsabilità della sicurezza della catena di approvvigionamento e la gestione dei rischi diventano obblighi legali per molte imprese. L'utilizzo di account AI non governati, che hanno accesso a dati aziendali tramite grant a Gmail o Drive, rappresenta una violazione della compliance e un rischio operativo severo. Se un'azienda non sa quali strumenti di AI stanno usando i suoi dipendenti e con quali permessi, non può dichiarare di avere il controllo dei propri dati.
Scenario futuro 1: Implementazione di policy di 'AI Governance' che vietino l'uso di account self-serve per dati aziendali. Indicatore: Aumento di software di CASB (Cloud Access Security Broker) specifici per l'AI nelle aziende italiane entro il 2027.
Scenario futuro 2: Evoluzione dei cookie di sessione verso modelli 'device-bound' (legati all'hardware e non solo al browser). Indicatore: Rilascio di standard di autenticazione Passkey obbligatori per i piani Enterprise di Anthropic e OpenAI.
Sintesi per l'imprenditore
Il caso Claude insegna che la sicurezza non è un prodotto che si compra (come la 2FA), ma un processo di igiene digitale. La protezione degli endpoint e l'eliminazione degli account 'ombra' sono oggi più urgenti della complessità delle password. Un singolo download illegale può bypassare milioni di euro di investimenti in cybersecurity.
Domande frequenti
La 2FA è quindi inutile?
No, è fondamentale per impedire l'accesso tramite password rubate. Tuttavia, non protegge dal furto di session cookie, poiché l'attaccante entra nel sistema dopo che la 2FA è già stata superata.
Come posso proteggere la mia azienda da questo tipo di attacco?
Evitando l'uso di account self-serve per scopi aziendali, imponendo l'uso di identità governate via SSO e implementando soluzioni di endpoint protection (EDR) per bloccare l'installazione di infostealer.
Cosa succede se ho un account Claude collegato a Gmail?
Se il tuo session cookie viene rubato, l'attaccante potrebbe potenzialmente accedere alle informazioni di Gmail a cui Claude ha accesso tramite i grant autorizzati, senza bisogno di password di Google.
Fonti: Venturebeat, Aventure, Timesindia ·
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