Immaginare alternative al sistema: il pensiero di Mark Fisher

- Mark Fisher ha teorizzato il realismo capitalista come l'incapacità collettiva di concepire un'alternativa al sistema economico attuale.
- La depressione e la precarietà vengono lette non come patologie individuali, ma come condizioni collettive indotte dal potere.
- Esiste una tensione tra l'accelerazionismo di destra (turbo-capitalismo) e quello di sinistra (tecnologia per l'emancipazione).
- Il concetto di crashed present descrive un'epoca di stagnazione culturale dove l'innovazione è solo estetica e non strutturale.
Mark Fisher si è tolto la vita nel 2017 a 48 anni, lasciando dietro di sé un'eredità intellettuale che oggi appare come una diagnosi accurata del presente. La sua figura, descritta da Gianluca Didino come santificata e rapidamente diventata pop dopo la scomparsa, ha centrato il punto di rottura della modernità: la difficoltà quasi fisica di concepire un mondo diverso da quello attuale. Fisher ha combattuto per tutta la vita contro la depressione clinica, una lotta che ha poi trasposto nelle sue analisi sociologiche, spostando il focus dalla patologia privata a una condizione collettiva deliberatamente coltivata dal potere.
L'incapacità di immaginare un futuro diverso
Perché l'essere umano contemporaneo fatica a visualizzare modelli economici alternativi? La risposta risiede in quella che Fisher definisce come una vittoria del capitalismo non basata sulla promessa di un futuro radioso, ma sulla negazione che qualsiasi altro futuro sia possibile. Secondo il teorico, ci è stato fatto credere che l'unica prospettiva sia 'più dello stesso', ovvero un incremento di prestazioni tecniche — schermi a risoluzione più alta e connessioni più veloci — senza alcun mutamento strutturale della società.
Questa condizione crea un paradosso cognitivo. Come osservato da Fredric Jameson e poi reso celebre da Fisher, risulta oggi più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo. Questa paralisi dell'immaginario si manifesta in ciò che Fisher chiama 'crashed present', un presente schiantato, disseminato di macerie ideologiche di futuri che sono falliti. In questo scenario, la nostalgia diventa la forma culturale dominante, poiché non essendo più in grado di proiettarsi in avanti, la società torna ossessivamente a rielaborare il passato.
Analisi strategica: Per l'imprenditore, questo scenario indica un mercato saturo di 'revival' e una difficoltà cronica nell'innovazione di rottura. Se l'immaginario è bloccato, l'innovazione si sposta verso l'estetica (il packaging, l'interfaccia) piuttosto che verso il valore d'uso o l'impatto sociale, creando un ciclo di obsolescenza rapida ma privo di reale progresso.
Il meccanismo del realismo capitalista
Il realismo capitalista non è un'ideologia nel senso tradizionale, ma una visione del mondo che presenta il sistema attuale come l'unico possibile. Esso opera attraverso una serie di meccanismi che normalizzano la precarietà e trasformano il malessere psichico in un problema individuale da risolvere con il consumo o la terapia, ignorando le cause sistemiche. Mark Fisher ha evidenziato come questa struttura porti a una stagnazione culturale e a un'austerità pervasiva, accompagnate dal sospetto costante che il mondo sia prossimo alla fine.
Un esempio tangibile di questa vacuità si trova nell'architettura e nell'urbanistica delle grandi città statunitensi. Fisher parla di 'torri residenziali fantasma', grattacieli scintillanti che rimangono completamente vuoti perché non servono ad abitare, ma fungono da semplici attività finanziarie nei portafogli immobiliari. È l'estetica del vuoto, simile a quella di un villaggio Potemkin, dove la forma suggerisce una funzione che in realtà è assente.
Allo stesso modo, l'inefficienza del sistema emerge nei contrasti stridenti della logistica moderna: banchine di carico di grandi magazzini dove cassonetti pieni di cibo commestibile o prodotti nuovi vengono destinati alla discarica pur in presenza di bisogni insoddisfatti. Queste scene sono ciò che Fisher definisce 'The Weird and the Eerie', sensazioni inquietanti che indicano l'esistenza di qualcosa al di fuori della nostra percezione, ovvero lo spettro di un mondo che potrebbe essere libero.
Cosa resta tra le macerie del futuro
Di fronte a questo scenario, Fisher non ha proposto un ritorno al passato, ma ha esplorato l'accelerazionismo. Questa corrente si divide in due direzioni opposte e divergenti:
- Accelerazionismo di destra: Teorizzato da Nick Land e adottato dai cosiddetti 'broligarchi' della Silicon Valley come Elon Musk e Peter Thiel. Questo movimento neoreazionario vede nei progressi tecnologici lo strumento per spingere il capitalismo verso i suoi limiti estremi, accelerando i processi di automazione e disuguaglianza.
- Accelerazionismo di sinistra: La visione di Fisher, che suggerisce di utilizzare lo sviluppo tecnologico accelerato per superare il capitalismo dall'interno. L'obiettivo è mettere la tecnologia al servizio dell'emancipazione umana e della gestione collettiva delle risorse, trasformando l'efficienza tecnica in benessere sociale.
L'ultima proposta di Fisher, sintetizzata nel concetto di 'Acid Communism', suggerisce che immaginare 'come potrebbero essere le cose' sia un tonico vitale contro la disperazione. Non si tratta di un'utopia ingenua, ma di un esercizio di resistenza intellettuale per rompere l'egemonia del realismo capitalista. L'opera di Fisher invita a riconoscere che la scarsità non è un dato naturale, ma una costruzione politica.
Analisi di scenario: Il superamento del realismo capitalista potrebbe manifestarsi attraverso l'adozione di modelli economici non orientati al profitto di pochi. Un indicatore verificabile di questo cambiamento sarebbe l'emergere di legislazioni che impongano la redistribuzione automatizzata dei surplus tecnologici (es. tassazione robotica per il reddito universale) entro il prossimo decennio.
L'economia del benessere tra crisi climatica e mercato europeo
Il dibattito sulla possibilità di un altro mondo si scontra oggi con la realtà della crisi climatica. Mentre figure come Naomi Klein denunciano la rimozione del problema ambientale dalle agende dei media per favorire gli interessi dei tecno-oligarchi e delle aziende del fossile, movimenti come il Partito Capibara tentano di proporre modelli economici orientati al benessere collettivo. L'idea di un modello non orientato al profitto appare a molti come una follia, ma diventa una necessità quando i disastri epocali rendono insostenibile il modello di crescita infinita.
Per le imprese italiane e l'Unione Europea, questa riflessione ha implicazioni concrete. L'attuale quadro normativo, tra AI Act e NIS2, cerca di regolamentare la tecnologia per proteggere l'individuo e l'infrastruttura, ma rimane all'interno della cornice del realismo capitalista: si regola il mercato, non se ne mette in discussione la finalità.
Le imprese italiane, caratterizzate da un tessuto di PMI, si trovano in una posizione di vulnerabilità di fronte all'accelerazionismo di destra della Silicon Valley. La sfida per l'UE non è solo normativa, ma immaginativa: passare da un'economia della scarsità e della competizione a una di collaborazione e sostenibilità reale. Se l'Europa non riuscirà a proporre un modello di 'benessere tecnologico' che superi la logica del profitto a breve termine, rimarrà un semplice mercato di consumo per le piattaforme accelerate di altri continenti.
Domande frequenti
Cos'è il realismo capitalista secondo Mark Fisher?
È la convinzione diffusa che il capitalismo sia l'unico sistema economico e sociale possibile, rendendo impossibile immaginare alternative concrete.
Qual è la differenza tra accelerazionismo di destra e di sinistra?
Quello di destra mira a spingere il capitalismo verso l'estremo attraverso la tecnologia (turbo-capitalismo); quello di sinistra vuole usare la tecnologia per superare il capitalismo e liberare l'umanità.
Cosa si intende per 'crashed present'?
È la sensazione di vivere in un presente stagnante, dove non c'è più un futuro da costruire e si è circondati dai resti di utopie fallite.
In che modo la depressione viene reinterpretata da Fisher?
Non come una malattia individuale, ma come una condizione collettiva causata da un sistema che produce precarietà e senso di impotenza.
Fonti: Jacobinitalia, Domusweb, Lettera43 ·
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