Google AI Mode e prezzi: lo studio di Productrise sulle discrepanze

- Solo l'1,28% dei prodotti nel carosello classico appare anche in AI Mode.
- A parità di prodotto, i prezzi in AI Mode sono mediamente più alti del 21,6%.
- Il venditore principale differisce nel 49,6% dei casi tra le due modalità di ricerca.
- Google dichiara che entrambi i sistemi attingono allo stesso Shopping Graph.
Un imprenditore che oggi ottimizza il proprio catalogo per apparire nei caroselli di Google Shopping potrebbe scoprire che la sua visibilità scompare non appena l'utente attiva l'AI Mode. L'idea di un ecosistema unico, dove l'indicizzazione di un prodotto garantisce la sua presenza in ogni interfaccia di Google, si scontra con i dati raccolti da Productrise. L'analisi, condotta tra il 9 e il 31 agosto 2026, rivela una frattura netta tra i risultati della ricerca tradizionale e quelli generati dall'intelligenza artificiale.
Il monitoraggio ha riguardato oltre 2 milioni di inserzioni di prodotti su più di 100.000 risultati di ricerca negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Il risultato è sorprendente: quando un utente effettua la stessa ricerca nello stesso giorno, i due sistemi mostrano mondi diversi. La sovrapposizione è quasi nulla, suggerendo che l'algoritmo dell'AI Mode non sia una semplice evoluzione del carosello classico, ma un sistema di selezione con criteri di ranking radicalmente differenti.
L'impatto del 1,28% sulla visibilità e-commerce
Il dato più crudo per chi gestisce strategie di visibilità online è l'1,28%. Questa è la percentuale di prodotti che, pur essendo presenti nel carosello dei prodotti popolari della ricerca classica, riescono a comparire anche nelle risposte dell'AI Mode per la medesima query. In pratica, essere tra i prodotti più popolari per l'algoritmo standard non offre quasi alcuna garanzia di visibilità all'interno dell'interfaccia AI.
Analisi strategica: Per un business, questo significa che l'investimento in SEO tradizionale per Google Shopping non è più sufficiente. Esiste un gap di visibilità che potrebbe penalizzare i venditori che puntano esclusivamente sul volume e sulla popolarità storica, a favore di chi soddisfa i nuovi (e ancora opachi) criteri di selezione dell'AI. Se l'AI Mode diventa il punto di ingresso primario per l'utente, l'intero funnel di acquisizione clienti deve essere ripensato.
Perché l'intelligenza artificiale preferisce i venditori più cari?
Il cuore della controversia risiede nel costo. Quando lo studio di Productrise è riuscito a isolare lo stesso identico prodotto presente in entrambe le modalità, ha riscontrato che in AI Mode il prezzo era mediamente più alto del 21,6%.
Il fenomeno non è limitato a pochi casi isolati. I dati indicano che i prodotti corrispondenti mostrano una discrepanza di prezzo nel 38,1% delle volte; in questi casi, l'AI Mode propone l'opzione più costosa nel 68,4% delle occorrenze. Ancora più eclatante è il dato aggregato: considerando tutti i prodotti mostrati (non solo quelli identici), le inserzioni in AI Mode risultano essere complessivamente più care del 49% rispetto a quelle della ricerca tradizionale.
Questo suggerisce che l'AI Mode non dia al prezzo lo stesso peso che l'algoritmo classico assegna per determinare la pertinenza o l'attrattività di un'offerta. Mentre la ricerca tradizionale tende a premiare l'efficienza del costo, l'AI sembra prioritizzare altri fattori, portando l'utente verso venditori con listini più alti.
Il paradosso della visibilità tra caroselli e risposte AI
Esiste una disparità quantitativa brutale tra le due modalità. In media, il carosello dei prodotti popolari mostra 27,8 prodotti per query. L'AI Mode, invece, ne presenta mediamente solo 3,9.
Questa drastica riduzione dello spazio disponibile aumenta esponenzialmente il valore di ogni singola posizione. Se in un carosello di quasi 30 prodotti l'utente può scorrere e confrontare, in una risposta AI con meno di 4 opzioni la probabilità di cliccare sul primo risultato suggerito è altissima. Il fatto che il venditore principale differisca nel 49,6% dei casi tra le due modalità conferma che l'AI Mode sta operando una selezione attiva, spostando il traffico verso partner diversi rispetto a quelli della ricerca organica.
Brodie Clark, consulente SEO indipendente, osserva che questa ricerca è fondamentale per i consumatori, poiché rivela che i prodotti raccomandati in AI Mode potrebbero non dare al prezzo l'importanza che ci si aspetterebbe. Tuttavia, Clark aggiunge un'osservazione cruciale: alla fine, è probabile che il rivenditore con il prezzo più basso riceva comunque il clic, a patto che l'utente effettui un confronto.
Confronto prezzi: Ricerca Classica vs AI Mode
| Metrica di Confronto | Ricerca Tradizionale (Carousel) | Google AI Mode |
|---|---|---|
| Numero medio prodotti/query | 27,8 | 3,9 |
| Prezzo medio (prodotti matchati) | Base (100%) | +21,6% |
| Prezzo medio (tutti i prodotti) | Base (100%) | +49% |
| Tasso di sovrapposizione prodotti | - | 1,28% |
| Differenza venditore principale | - | 49,6% |
Sorveglianza dei dati e il rischio del surveillance pricing
La discrepanza dei prezzi solleva interrogativi che vanno oltre l'efficienza dell'algoritmo, toccando temi di etica dei dati e regolamentazione. Come riportato da Futurism, il dibattito si sposta verso la cosiddetta 'surveillance pricing', ovvero la pratica di utilizzare l'intelligenza artificiale per analizzare i dati personali degli utenti e personalizzare i prezzi in tempo reale.
Sebbene lo studio di Productrise non provi direttamente che Google stia discriminando i prezzi basandosi sulla ricchezza o sul profilo dell'utente, l'evidenza che l'AI Mode proponga sistematicamente opzioni più costose apre una finestra di rischio. Se l'AI è in grado di profilare l'urgenza di un acquisto o la propensione alla spesa di un utente, il prezzo mostrato potrebbe non essere più un dato statico del catalogo, ma una variabile dinamica.
Analisi geopolitica e di mercato: Questo scenario pone Google in una posizione vulnerabile rispetto ai regolatori. Se l'AI Mode diventasse uno strumento per massimizzare il margine dei venditori (o le commissioni di Google) a scapito del risparmio del consumatore, l'azienda potrebbe affrontare sanzioni senza precedenti per mancanza di trasparenza.
Google difende la neutralità dell'algoritmo
Di fronte a queste evidenze, la posizione ufficiale di Google rimane ferma sulla neutralità tecnica. In una dichiarazione rilasciata a Futurism, l'azienda ha precisato che non ha verificato l'accuratezza dei dati del report, ma ha chiarito un punto fondamentale: 'all shopping results on Google Search, including AI Mode and the search results page, are powered by the same data source: our Shopping Graph'.
Secondo Google, l'infrastruttura dati è unica. La differenza nei risultati non sarebbe quindi dovuta a database diversi, ma al modo in cui l'AI interroga e presenta tali dati. L'azienda sostiene inoltre che i consumatori abbiano comunque la possibilità di cliccare sulle inserzioni per confrontare i prezzi tra diversi rivenditori e scegliere l'opzione migliore.
Tuttavia, questa difesa ignora il bias di conferma: se l'AI Mode presenta solo 4 prodotti e questi sono mediamente più cari, l'utente medio potrebbe non sentire il bisogno di tornare alla ricerca classica per cercare l'opzione più economica, accettando il prezzo suggerito dall'AI come lo standard di mercato.
Trasparenza dei prezzi e tutela del consumatore tra DMA e AI Act
Per le imprese che operano nel mercato europeo, questo scenario si inserisce in un quadro normativo estremamente stringente. L'introduzione del Digital Markets Act (DMA) e l'imminente piena applicazione dell'AI Act pongono l'accento sulla trasparenza degli algoritmi e sulla non discriminazione.
Se venisse dimostrato che l'AI Mode di Google favorisce sistematicamente venditori con prezzi più alti o che utilizza dati personali per manipolare l'offerta, l'UE potrebbe intervenire per imporre una maggiore trasparenza sui criteri di ranking. Per un'azienda italiana, questo significa che la strategia di pricing non può più essere isolata dalla strategia di visibilità AI.
Le imprese devono monitorare due indicatori verificabili nei prossimi 12 mesi:
- L'eventuale introduzione di etichette di trasparenza nell'AI Mode che indichino perché un prodotto è stato suggerito (es. 'prezzo più basso' vs 'scelta consigliata').
- L'apertura di indagini da parte della Commissione Europea sulla conformità dell'AI Mode con le norme anti-trust del DMA.
In sintesi, l'AI Mode sta ridefinendo le regole del commercio elettronico. Non si tratta più solo di essere 'trovati', ma di capire quale versione di Google l'utente sta utilizzando e quale prezzo quell'interfaccia sta decidendo di mostrare. La visibilità non è più un dato binario (presente/assente), ma una variabile dipendente dal modello di intelligenza artificiale applicato alla ricerca.
Per approfondire le dinamiche di visibilità, è possibile consultare l'analisi dettagliata su Search Engine Journal.
Domande frequenti
Cos'è l'AI Mode di Google e in cosa differisce dalla ricerca classica?
L'AI Mode è l'interfaccia di ricerca potenziata dall'intelligenza artificiale che fornisce risposte sintetiche e suggerimenti di prodotti, a differenza della ricerca classica che mostra una lista di link e caroselli di prodotti popolari.
Quanto sono più cari i prodotti in AI Mode rispetto alla ricerca tradizionale?
Secondo lo studio di Productrise, i prodotti identici costano in media il 21,6% in più in AI Mode. Se si considerano tutti i prodotti suggeriti, la differenza sale al 49%.
Google ammette che l'AI Mode usi dati diversi per i prezzi?
No, Google afferma che sia la ricerca tradizionale che l'AI Mode utilizzano la stessa fonte di dati, ovvero lo Shopping Graph.
Fonti: Searchenginejournal, Productrise, Futurism ·
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